Descrizione
Percepire il significato degli elementiche formano il territorio e interpretarlo in base alla propria conoscenza. Questo, in estrema sintesi, vuol dire leggere il paesaggio.
Un approccio alla conoscenza del paesaggio, definito cognitivo-percettivo, che supera sia la tradizionale visione umanistica, basata sulla percezione estetica, sia l’analisi tecnico-scientifica, che esamina la realtà in quanto tale.
L’ampio riscontro che questa procedura trova nella Convenzione del Consiglio Europeo sul Paesaggio ne fa il paradigma di riferimento per la sua applicazione pratica nella pianificazione e gestione del territorio, e nel coinvolgimento della popolazione a tali attività.
Il metodo di lettura proposto è oggetto di una attenta disamina volta, da una parte, a confrontarlo con la visione, spesso controversa, del paesaggio propria della società moderna, e dall’altra a evidenziarne le potenzialità come strumento di conoscenza libero e universale.
Prefazione
“La lettura del paesaggio” è l’efficace titolo che di questo libro reca tutto il contenuto essenziale.
Cos’è dunque il paesaggio se si può leggerlo?
Da questo punto di vista, un paesaggio è un testo, una testimonianza, che può essere interpretato per conoscere qualcosa. La lettura di un paesaggio è una opportunità di conoscenza della storia naturale e culturale della parte di territorio a cui esso appartiene. Una modalità diversa e non sostituibile dalle altre disponibili, tanto più oggi, quando le tecnologie digitali e le rappresentazioni virtuali e aumentate della realtà ci inducono a confondere le cose con le loro immagini.
Quelle che si leggono nei paesaggi sono storie che possiamo osservare nello spazio e comprendere percorrendone le stratificazioni nel tempo. Una quantità inafferrabile di storie locali connesse in una storia globale densa di relazioni, sconvolgimenti, evoluzioni. Una storia senza una fine, fatta di continue scritture, cancellazioni, integrazioni. Ma un paesaggio non è propriamente un palinsesto. Ogni segno che integra la scrittura, ogni cancellazione che elimina una parte di testo, come ogni nuova scrittura, agisce su un corpo unico, i cui sistemi pongono in relazione le parti. E le relazioni appunto sono in gran parte responsabili delle identità in costante mutamento, eppure cariche di tempo, che ogni paesaggio esprime.
E come si può leggere un paesaggio?
Se ogni paesaggio è un’entità relazionale, se dunque esiste in ragione delle specifiche relazioni fra le sue parti, la risposta è semplice: si devono identificare le relazioni. A fronte di un problema complesso c’è spesso una soluzione semplice, nel senso di essenziale, una soluzione che arriva al nocciolo del problema. Ma mettere in atto quella soluzione può essere difficile, può richiedere conoscenze specifiche. Questo è anche il caso della lettura dei paesaggi. Essi hanno però un significato che richiede una mediazione tra le possibili letture specialistiche, più fini e complesse, e il loro opposto privo di esiti interpretativi, costituito dalla mera osservazione di panorami. I paesaggi non sono panorami, bensì costituiscono formidabili ed essenziali entità di relazione tra le persone e i territori che esse abitano o vivono per qualunque altra ragione.
Per questo è essenziale che ad una lettura dei paesaggi possano accedere tutte le persone che vogliano interessarsi alla comprensione delle realtà di cui sono parte. È importante per la cultura delle comunità che esse formano, per una loro fruizione del paesaggio che possa nutrirne il godimento con una congrua consapevolezza di come stanno le cose. Ma lo è anche per le risposte partecipative che le comunità possono dare nei processi decisionali che coinvolgono le realtà a cui sono interessate.
Cosa ha a che fare con tutto questo una convenzione del Consiglio d’Europa?
Quella per il paesaggio è un lungimirante manifesto culturale e politico che riguarda molto da vicino la vita di tutti attraverso i luoghi più diversi in cui essa si svolge. Ebbene, il Consiglio ha posto la sensibilizzazione culturale fra gli impegni essenziali di cui gli stati debbono farsi carico. La ragione discende dalla stessa definizione di paesaggio, che attribuisce alle percezioni delle popolazioni il significato di fattore immateriale costitutivo di ogni paesaggio. Dunque saper leggere e non limitarsi a guardare il paesaggio diviene una sorta di necessità culturale per una società che intenda progredire anche attraverso le percezioni dei luoghi di vita che esprime, generando effetti diretti e indiretti su di essi e pertanto sui paesaggi a cui questi appartengono.
Questo libro è frutto di un generoso impegno culturale, necessario per rispondere alle esigenze e per cogliere le opportunità proprie di persone e comunità che intendano divenire più consapevoli delle realtà che vivono. Sulla base di anni di esperienze e riflessioni, questo libro consente di cogliere la dimensione relazionale del paesaggio come condizione necessaria di un processo di lettura che risulta spiegato nei passaggi logici ed esemplificato nei possibili esiti. L’auspicio che muove l’impegno dell’autore, e che si condivide, è che faciliti un approccio scientificamente fondato alla comprensione dei paesaggi e del significato che essi sono in grado di esprimere.
Gabriele Paolinelli

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